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O GURU, GURU, GURU
Il movimento spirituale noto come SYDA vanta una
clientela sfavillante, e un ritiro multimilionario nelle Catskills
Mountains. Ma dietro alla serenità ci sono segreti scomodi e una contesa
non propriamente beata per la successione.

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LIS HARRIS
, New Yorker del 14 novembre 1994.
In un giorno umido dell’autunno scorso, tremila persone
circa, provenienti da tutto il mondo si riunirono in un ampio padiglione
di vetro e marmo di un complesso nelle Catskills Mountains, per cantare,
meditare e danzare in estasi in cerchio sotto l’occhio benevolo del loro
riverito maestro e guida spirituale, Gurumayi Chidvilasananda. I monotoni
canti in sanskrito, i sari delle devote (che erano soprattutto
occidentali), e il profumo forte e dolce dell’incenso, dava alla scena un
tocco degli anni sessanta e primi settanta. Gurumayi, com’è spesso
chiamata, è una bella, energica trentanovenne Indiana, che è stata
nominata dal mensile di Honolulu, Hinduism Today, uno dei dieci
leader Induisti più influenti al mondo dell’ultimo decennio. È il capo
spirituale della fondazione Siddha Yoga Dham (casa) of America (SYDA), il
braccio americano dominante, di una prospera organizzazione che conta
cinquecentocinquanta centri di meditazione e dieci ashram sparsi per tutto
il mondo. In un modo o nell’altro, decine di migliaia di persone, da
quelli che vivono nei ritiri ai visitatori e meditatori occasionali, sono
coinvolti nelle attività del SYDA. Con i suoi 550 acri (quasi 3 km
quadrati) l’ashram nelle Catskills Mountains, vicino South Fallsburg nello
stato di New York, ne è il quartiere generale. A South Fallsburg, le
fotografie della guru, con un sorriso da mille watt, occhi grandi, e
zigomi elegantemente cesellati, adornano pressoché ogni muro, registratore
di cassa, banco di negozio, e ripiano, così come ogni altare privato di
meditazione dei suoi devoti e molti dei cruscotti delle auto. Ci sono
anche molte fotografie del fondatore del SYDA, nonché predecessore di
Gurumayi, Swami (appellativo che denota una carica religiosa) Muktananda
Paramahamsa. Muktananda, che morì nell’ottobre 1982, all’età di
settantaquattro anni, fu uno dei maestri spirituali indiani prominenti che
fiorirono negli Stati Uniti due decenni fa. I devoti si riferiscono ancora
a lui col titolo onorifico di Baba che significa Padre.
Quella di South Fallsburg, cominciò nel 1976 come una
modesta operazione nata da camere affittate di un vecchio albergo;
attualmente il suo intero complesso ha un valore di mercato stimato da
quindici a diciassette milioni di dollari. Muktananda disapprovava
prestiti e debiti, e si sostiene che il SYDA pagò soprattutto in contanti
per tre alberghi risalenti a prima della guerra nelle Catskills Mountains,
il Brickman, il Gilbert’s e il Windsor. Sono stati poi accuratamente
rimodernizzati con uno stile ostentato da country club e nominati Angraha
(Discesa della Grazia), Sadhana Kutir (Casa delle Pratiche Spirituali) e
Atma Nidhi (Tesoro del Sé). Attorno all’edificio principale dell’ashram,
il paesaggio è ordinato e costellato di statue in stile Disney
rassomiglianti a divinità indiane che rispecchiano il pantheon Hindu.
Nessuno sa quanto sia ricco il SYDA: è
un’organizzazione religiosa no-profit, non le è richiesto di dichiarare i
suoi guadagni né di pagare tasse di proprietà. Gran parte dei devoti che
lavorano nell’ashram non sono pagati e molti pagano un affitto per
viverci. In un fine settimana estivo, diverse migliaia di persone possono
visitare l’ashram di South Fallsburg, e il SYDA può guadagnare più di un
milione di dollari dalla vendita di cibo, libri, cassette e souvenir e
dagli "intensivi" un programma di iniziazione spirituale, che dura
generalmente due giorni e costa 400 dollari (attualmente 500$). Gli
intensivi seguono un formato simile a quello di molti programmi di self
help (di auto-sviluppo delle proprie potenzialità) degli anni settanta e
primi ottanta, in particolar modo al programma EST adottato da un
movimento di self help, costituito a scopo di lucro, fondato da Werner
Erhard, amico di Muktananda. In alcuni anni, gli intensivi sono tenuti per
tutta l’estate. Nel 1989 il ricavato dalla sola libreria di South
Fallsburg fu ben superiore ai quattro milioni di dollari.
Negli anni, il SYDA ha attratto un certo numero di
ammiratori famosi, tra i quali Jerry Brown, John Denver, Andre Gregory,
Diana Ross, Isabella Rossellini, Phylicia Rashad, don Johnson, Melanie
Griffith e Marsha Mason. La maggior parte dei seguaci di Gurumayi sono
istruiti, e probabilmente sono stati attratti dalla meditazione per
ragioni spirituali, ma potrebbero anche aver scelto uno dei suoi ashram
per i supposti benefici psicologici e di salute che la meditazione si dice
conferisca. Lo stereotipo del visitatore dell’ashram, stordito figlio dei
fiori è ormai obsoleto. Dopo molto tempo che i Beatles hanno smesso i loro
kurtas, e che l’ultimo filo di perle d’amore è stato buttato nella
spazzatura, molti seri studenti di meditazione orientale in questo Paese
continuano a trovare nella pratica ricchezze che non trovano nelle
principali religioni occidentali. Dottori, giuristi, artisti, uomini
d’affari, leaders religiosi di molte denominazioni, sono tra i circa 5
milioni di Americani che praticano yoga, e molti di essi, possono essere
ritrovati tra quella che è talvolta chiamata la scena religiosa New Age;
un nome davvero curioso, visto che le tradizioni da cui traggono
ispirazione questi gruppi sono tra le più antiche del mondo.
L’occasione per il raduno di quella mattina autunnale
era l’ultimo giorno di yajna (pronunciato yagnya), una antica cerimonia
vedica del fuoco, che era presieduta da sedici preti Bramini arrivati
dall’India a South Fallsburg per aiutare a commemorare l’undicesimo
anniversario della morte di Swami Muktananda. La yajna era tenuta nel
padiglione, i cui pilastri illuminati da neon blu, lo fanno assomigliare,
specialmente di notte, una via di mezzo tra una astronave madre e un
piccolo stadio. Kathy Nash, il portavoce SYDA, una donna esile con capelli
castano chiari, che lavorava come presentatrice per una TV di Monterey in
California, mi indirizzò ad un cuscino dalla parte del padiglione
riservata alle donne. Gli uomini e le donne tradizionalmente siedono in
parti separate negli ashram. I sedici preti vestiti d’arancione, che per
tutta la settimana hanno cantato e gettato offerte di spezie e fiori in un
fuoco che ardeva incassato nel pavimento del padiglione, furono
inghirlandati e avvolti in lunghi scialli come gesto di ringraziamento. A
circa una quindicina di metri dal fuoco, sedeva una figura vestita di un
abito rosso con un cappello alto, disadorno e all’apparenza trasandato,
dello stesso colore, che scambiai in un primo momento per un bel ragazzo,
forse un accolito. Ma quando il viso della figura apparve, molto
ingrandita, su due schermi che pendevano dal soffitto, mi accorsi che in
realtà stavo guardando la strepitosa e affascinante Gurumayi.
Gurumayi rimase una presenza distante, ma quella sera
fui presentato a lei durante il darshan, un rituale nel quale i devoti, e
i visitatori ricevono la benedizione dal guru nella forma di un colpetto
sulla testa con una bacchetta di penne di pavone. Seduta su un trono,
irradiava il suo potente sorriso verso di me, mi toccò con le penne, e mi
diede un’occhiata franca, seguita da una nuova esplosione di sorriso. Un
aurea
di elettricità sembrò contornarla. Mi chiese se
avessi assistito alla yajna. Risposi che riuscii ad assistere solo ad una
piccola parte, alla fine, perché avevo perso i miei occhiali da lettura, e
questo ha ritardato il mio arrivo. " Lei pensa così tanto" disse,
sorridendo ancora.
Annuì, sebbene non avessi idea cosa intendesse. Allora
sentendo impazienza dietro a me, iniziai a defilarmi dal trono. Fui
trattenuta da un movimento regale della mano del guru che segnalava
qualcosa ad un giovane attendente sul pavimento dietro a lei. L’attendente
velocemente si levò e depose una ghirlanda di gardenie attorno al mio
collo.
Diversi mesi dopo, all’aeroporto internazionale John
Kennedy di New York, si svolse una scena decisamente meno bucolica. La
sera del 1 febbraio 1994, un’auto si fermò alla sezione Lufthansa del
terminal internazionale, e ne saltò fuori un indiano alto, robusto e
barbuto, sulla trentina. Era vestito con un abito arancione tradizionale
degli Swami, ed era accompagnato da due donne all’apparenza entrambe
occidentali. Appena i tre si diressero verso il terminal, cinque uomini,
che aspettavano sul marciapiede, li affrontarono minacciosamente e
iniziarono a gridare: "Tu stai infangando il nome di Baba!".
Il soggetto di questa "attenzione", l’uomo con la veste
arancione, era il fratello minore di Gurumayi. Nato a Bombay, al secolo
Subhash Shetty, gli è stato dato in seguito, come del resto alla sorella,
un nuovo nome: Nityananda. Come Gurumayi, Nityananda è un maestro di
meditazione anch’esso con un ashram nelle Catskills Mountains, sebbene più
piccolo. E, come lei, afferma di essere un ereditiere del manto spirituale
di Swami Muktananda. In realtà, Muktananda lo nominò suo unico successore
nel luglio del 1981, e circa un anno dopo, pochi mesi prima che morisse,
cambiò il decreto per nominare lui e la sorella, suoi co-successori
ufficiali. Ma Nityananda abdicò misteriosamente nel 1985, e oggi la sua
immagine è del tutto assente negli ashram SYDA. Le donne che lo
accompagnavano, Inge Fichelmann e Kimberly Cable, che usano il nome
sanscrito Nirguna e Devayani rispettivamente, erano le suo prime
assistenti.
I cinque uomini che gridavano erano tutti conosciuti da
Nityananda, nonché attivi seguaci di Gurumayi. Tra di essi c’era uno dei
tre membri dell’ Executive Management Council (consiglio di direzione) del
SYDA, che ha la supervisione delle attività giornaliere dell’ashram di
South Fallsburg. Secondo Nirguna, uno degli uomini, un devoto di lungo
corso chiamato Ganesh Irelan, mise la sua faccia contro quella di
Nityananda e gli urlò: "ti seguirò fino al giorno che morirai!". Devayani
corse dentro allo sportello dei biglietti, per chiamare aiuto, ma quando
arrivò la polizia, gli uomini erano già stati scacciati dall’area
biglietti della Lufthansa da una guardia di sicurezza dell’aeroporto. La
guardia, Joseph Mee, più tardi mi raccontò di non aver mai visto una scena
come quella che seguì. Nityananda e Devayani, stavano per partire per la
Germania, prima tratta di un viaggio verso l’India. La Lufthansa li
imbarcò in prima classe, anche se non avrebbero dovuto viaggiare in prima.
Quando il viaggio fu annunciato, Mee e altre guardie formarono un muro
umano attorno a loro e li accompagnarono verso il cancello di partenza. Ma
i cinque uomini passarono attraverso una porta non sorvegliata nell’area
di partenza. "Sembravano tutti uguali. Sembravano cloni, per dirla
brutalmente" Mee disse, "Stavano dicendo che lui era una figura di culto…
e nello stesso tempo si stavano comportando come dei pazzi". Nityananda e
Devayani riuscirono ad salire sull’aereo ma non senza essere seguiti fino
al cancello di imbarco dai cinque uomini, che, Mee aggiunse, dovette
"spingere via" per liberare il passo.
Questo incidente, con il suo mix di comicità grossolana
e minaccia, è solo il più recente di una lunga serie di eventi curiosi e
talvolta fastidiosi, ed è un segno che dietro l’apparenza della
beatitudine delle Catskills, si nasconde una storia più complessa, che
trae le sue origini da un amaro scisma famigliare, e prima ancora, dal
fondatore del SYDA.
Swami Muktananda Paramahamsa, il predecessore di
Gurumayi e di Nityananda, iniziò la sua ricerca spirituale all’età di
quindici anni, ma non trovò il suo guru prima del 1947 quando aveva
trentanove anni. Secondo la costituzione ecclesiastica del SYDA, "il
lignaggio Guru-discepolo del Siddha Yoga… va indietro… nel tempo, migliaia
di anni, ed ha inizio con il guru primordiale, Shiva." Storicamente,
comunque, il lignaggio di Muktananda non va indietro oltre al suo guru,
Bhagawan Nityananda, un meditatore astinente, estatico e quasi
completamente silenzioso, che si dice, sia nato Siddha (termine sanscrito
che significa "perfetto"), e che non rivendicò l’insegnamento di nessun
altro guru in carne ed ossa. Altri studenti di Bhagawan Nityananda
rivendicarono di essere suoi discepoli, ma attrassero molti meno seguaci.
Ci sono stati Siddha in India da tempi immemorabili, e numerosi altri
lignaggi Siddha esistono in India oggi, ma nessuno ha un seguito globale
che può rivaleggiare con quello del SYDA. Nel Siddha Yoga, uno scopo
centrale è il risveglio dell’energia cosmica, o Shakti, che si dice sia
avvolta alla base della spina dorsale, in una forma chiamata Kundalini, e
che, quando viene attivata, si manifesta come beatitudine. Ed è attraverso
un guru, che il Shakti è risvegliato, tramite le parole, il tocco, lo
sguardo o il pensiero. Questo è il ruolo che Bhagawan Nityananda ricopriva
per Muktananda, ed è il ruolo che Muktananda avrebbe avuto per migliaia di
persone nel mondo.
Dopo essere arrivato negli Stati Uniti nel 1970,
Muktananda viaggiò di frequente nel mondo, pubblicò più di trenta libri,
tenne letture, e fondò numerosi ashram e centri di meditazione. La storia
ufficiale del SYDA, dice che egli riteneva la sua missione, creare una
"rivoluzione di meditazione" all’ovest. Le centinaia di devoti entusiasti,
che riempirono i Jumbo affittati dal SYDA per raggiungerlo in India, in
due dei suoi "world tours" (egli ne fece tre negli anni settanta) ne
fecero intravedere una reale possibilità. La maggior parte dei devoti di
Muktananda lo riverirono come un santo, e molti suoi discepoli che
rifuggono da questo tipo di vocabolo, comunque lo consideravano l’uomo più
impressionante che avevano mai visto. Persino i più ostinati razionalisti
che lo incontrarono, pensavano a lui come ad un uomo dal grande carisma e
fascino.
Due temi apparentemente contraddittori attraversano gli
scritti di Muktananda. Da un lato avverte i "cercatori" di non essere
troppo creduloni e di non cedere troppo facilmente alle richieste del
proprio guru. "Amare un Guru non vuol dire stargli dietro ripetendo: o
Guru, Guru, Guru" egli scrive. Dall’altra parte, sostiene, che l’unico
modo per fuggire i legami dell’ego, è arrendersi ad un guru, non adorando
la sua forma fisica, ma seguendo il suo cammino e i suoi insegnamenti. "Il
Guru è assolutamente necessario, per la vita di una persona, così come la
forza vitale", egli scrive. Un vero guru, aggiunge, è "non un individuo,
ma il potere divino della grazia che fluisce attraverso quell’individuo.
Quel potere è il Shakti che crea e sostiene il mondo". Per sostenere tali
meravigliosi poteri, un guru "pratica sempre gli insegnamenti che fa agli
altri. Lui non interrompe mai la disciplina. Egli rispetta strettamente il
celibato". Infatti Muktananda ammonisce i suoi devoti di astenersi dal
sesso. "Per la meditazione", disse in un discorso a South Fallsburg nel
1972, "quello di cui avete bisogno non sono dollari, uova, dolci,
cioccolata o torte. Quello di cui avete bisogno è questo vigore, forte e
seminale. Quindi io insisto sul celibato assoluto finché rimanete
all’ashram". Su tali principi granitici sono fondate le comunità di fede.
Diverse centinaia di persone vivevano all’ashram di
South Fallsburg al momento della mia visita, ma la gran maggioranza dei
devoti di Gurumayi conduce una vita convenzionali nella quale intercala
fine settimana e intervalli estivi all’ashram. Persino per loro, il potere
delle pratiche del SYDA è innegabile. Qualcuno mi ha raccontato che le
pratiche di Siddha Yoga sono state per loro più utili della terapia;
alcuni che li ha aiutati a ricongiungersi con la propria religione. E per
altri, per cui il coinvolgimento è meno casuale, che ti può trasformare
completamente la vita.
Una di queste persone è Sally Kempton, una devota di
lungo termine di Gurumayi. Nel 1974, lasciò una promettente carriera da
giornalista per ritirarsi nell’ashram. Figlia di Murray Kempton,
giornalista del Newsday, Sally aveva la reputazione di pungente
saggista per pubblicazioni come Esquire e Village Voice.
Nell’aprile 1976, il New York pubblicò un suo pezzo, dal titolo
"Stare col Guru", nel quale descriveva Muktananda che teneva corte in un
palazzo a Pasadena, in California, nel 1974, con una gran folla che gli
rendeva tributo con fiori e frutta, al suo tocco sulla loro testa con una
bacchetta di penne di pavone. Abbigliato nella sua veste arancione,
cappello da sci e occhiali da sole, il guru sessantaseienne sembrava, ai
suoi occhi, irradiare una spensieratezza
da fanciullo, ed essere " la persona meno
svampita, nel locale, una presenza pratica e solida". Sally Kampton si
sedette indifferente mentre i devoti facevano domande su esperienze
visionarie, finché una donna fece una domanda che sembrava applicarsi alla
sua vita: "Cosa ne facciamo delle emozioni negative?" La sua risposta fu:
"Lasciatele andare" e la sua elaborazione conseguente a questo approccio
ai problemi difficili ha avuto per lei la forza di un profondo
cambiamento, non per l’idea in se, che sembrava una citazione di un
proverbio, ma per l’autorità spirituale e il potere che sentì dietro ad
esso:
"Sentii come se una grossa pozza si fosse aperta nel
mio cuore ( oh Dio, pensai, è tutto vero quello che quelle persone servili
stavano dicendo), e la pozza era piena di aria leggera, e io vi stavo
galleggiando. È stato il sentimento sensuale più intenso che abbia mai
avuto. Mi sentivo così bene che la mia prima reazione fu una netta fitta
di colpevolezza, un sentimento di aver fatto un passo falso in qualche
zona proibita, di aver forse toccato un centro di piacere nel cervello,
che mi avrebbe trattenuto in una sensualità non carnale, avvinta
di beatitudine finché non mi fossi
trasformata in un vegetale".
Presto, scrisse, smise di fumare, nonostante fosse una
fumatrice dall’età di tredici anni e non avesse avuto particolare voglia
di smettere. Iniziò inoltre ad aver bisogno di meno sonno, e raramente si
annoiava per cose che prima l’avrebbero annoiata a morte. Un paio di
settimane dopo quel primo incontro, fu formalmente presentata a
Muktananda, e tre mesi dopo, a Denver, si unì al suo tour.
L’articolo di Muktananda sul New York, fu uno
degli ultimi pezzi della Kempton come scrittrice di una rivista popolare.
Dal momento che aveva aderito all’entourage di Muktananda, diventò un
membro a tempo pieno della sua organizzazione, e nel 1982 divenne swami e
gli fu dato il nome spirituale di Durgananda. La sua defezione fu una
fatto secondario tra le celebrità del piccolo mondo del giornalismo di New
York. Ross Wetzsteon, che fu suo editore al Voice, mi raccontò di
ritenere che la sua immersione nel Siddha Yoga l’aveva come svigorita.
"Sally era una scrittrice magnificamente dotata, e quando venne coinvolta
in quel posto, perse tutto il suo brio, la sua ironia e la sua
perspicacia", disse. "Era come se il cervello le si fosse completamente
alleggerito. C’era un vuoto. Sembrava svuotata. La gente usa l’espressione
–lavaggio del cervello- lo so che non può essere il suo caso, ma era come
se il suo "centro" fosse scomparso, non diventato più forte".
Durgananda, che adesso ha 51 anni, è una donna magra
dai bei lineamenti, con capelli corti di color biondo scuro, e grandi
occhi azzurri intelligenti. Quando la incontrai, vestiva una veste rossa e
un cappello da sci. Sebbene non si conformasse per niente all’immagine
della beatitudine, la donna con cui mi sedetti per un pranzo vegetariano
indiano nello snack bar dell’ashram aveva una risata pronta e un certo
brio quando parlava del guru in qualche maniera astratta, così come molti
devoti. Per esempio, mi raccontò che una caratteristica distintiva di
Muktananda e di Gurumayi, se paragonati ad altri guru, "è che loro sono
completamente illuminati. Loro hanno raggiunto lo scopo".
"Come lo capisci?" chiesi.
Lo capisci in ultima analisi dalla tua esperienza. Lo
capisci in ultima analisi dallo stato che raggiungi. Ma ci sono un sacco
di modi in cui puoi verificare o che puoi capire lo stato del tuo guru.
Uno di questi è che un maestro è in uno stato di totale coscienza
egualitaria, e tu lo vedi affiorare. In altre parole, senza essere
svampiti, o fuori dal mondo, loro vedono realmente tutti uguali. È
qualcosa che è così rara, che non ci rendiamo conto di quanta
ineguaglianza sperimentiamo… Cose come: sei troppo espansivo, sei troppo
freddo, stai bene con questo, non stai bene con quello, vuoi questo, non
vuoi quello. È come se l’intero universo fosse fatto di meglio e peggio, e
di più e meno. Quello che tu trovi con questi maestri, non è che loro non
provino emozioni, e ti dicono di non provarle. Non è questo. Ma vedendoli
di volta in volta in situazioni diverse capisci che hanno una gioia ed una
equanimità genuine e senza fine".
Quando feci a Durgananda alcune domande, sulle
abitudini e consuetudini di Gurumayi, le sue risposte furono discrete.
Tutto quello che riuscì a raggranellare fu che Gurumayi mangia da sola,
che ha un buon senso dello humour, e che ama aiutare le persone.
Alcuni seguaci con cui parlai, attestarono visioni di
Gurumayi "che ti cambiano la vita", a volte addirittura prima che la
avessero incontrata, o parlarono di sogni profetici su di lei. Sebbene i
poteri attribuiti a Gurumayi, sono principalmente nel campo dell’aiutare
la gente a sentirsi più "centrata", i suoi poteri potrebbero risiedere
soprattutto nell’abilità di attrarre seguaci con una buon livello di
istruzione e relativamente benestanti. Gurumayi, secondo tutte le
testimonianze, è un leader freddo, calmo e sicuro. Ciò nonostante, venivo
fermamente bloccata ogni qualvolta cercavo di oltrepassare le barriere
attorno a lei. La sua linea, mi dissero, è quella di non concedere
interviste a pubblicazioni che non siano quelle del SYDA. Al contrario
Muktananda era solito dare interviste liberamente, persino apparendo in
numerosi show televisivi (compreso uno a Santa Monica nel 1980 nel quale
diede lo Shaktipat così è chiamata la trasmissione del potere spirituale
dal guru al discepolo, al suo intervistatore durante la pausa
pubblicitaria) ma anche Gurumayi nei primi giorni di reggenza ne concesse
molte. Inoltre scoprì di non poter passeggiare per l’ashram da sola, e non
mi era possibile nemmeno sedere nell’atrio senza che un uomo sorridente
con un walkie-talkie o un microfonino mi piombasse addosso. Molte delle
mie domande sulla storia del SYDA sembravano essere accolte con un aria di
segreto. E dopo che ebbi quella che pensavo una conversazione privata con
un devoto, i contenuti della conversazione furono riportati allo staff
SYDA da qualcuno rimasto nelle vicinanze. Probabilmente l’esperienza li ha
resi cauti sul rischio di rendere pubblici i loro affari.
Il primo sentore di scandalo avvenne quando, poco prima
della sua morte, Swami Muktananda fu accusato di non vivere nel rispetto
dei principi di celibato ai quali dava grande importanza. Le accuse furono
scritte in un articolo di William Rodarmor, nel 1983, pubblicato dal
CoEvolution Quarterly (adesso Whole Earth Review). L’articolo
di Rodarmor era basato su venticinque interviste ai membri ed ex membri
del SYDA, e dettagliava le attività sessuali che Muktananda era accusato
di aver intrattenuto con le sue seguaci, molte delle quali abbastanza
giovani. Secondo l’articolo, i membri della "cerchia interna" avevano
tollerato, o tentato di razionalizzare il suo comportamento per anni.
Quindi nel 1981, uno swami chiamato Stan Trout distribuì pubblicamente una
lettera nella quale accusava l’allora settantatreenne guru di tradire la
fiducia di giovani donne dell’ashram e causare l’angoscia delle loro
famiglie, strappando loro favori sessuali nel nome dell’illuminazione
spirituale. Sebbene la lettera preoccupò molti nella comunità SYDA e
scosse profondamente il mondo dello Yoga, Muktananda scelse di rispondere
facendo circolare nel gruppo dei suoi fedeli un "Messaggio da Baba", nel
quale citava Kabir santo e poeta del quindicesimo secolo: "l’elefante
avanza a grandi passi con la sua andatura, ma i cani gli camminano dietro
abbaiando", e dicendo ai devoti che loro "avrebbero dovuto riconoscere la
verità dalla loro esperienza, non dalle lettere che ricevevano".
Alcuni ex seguaci raccontarono a Rodarmor che
Muktananda usava un tavolo appositamente fatto all’ashram di South
Fallsburg per i suoi incontri sessuali, che in India aveva l’abitudine di
visitare i dormitori delle ragazze durante la notte, e che era sua
abitudine elargire doni in denaro e gioielli alle giovani che convocava
nella sua camera. Se una donna improvvisamente compariva vestendo nuovi
gioielli, dissero gli ex devoti, si capiva che era stata irretita dal
guru. Michael Dinga, un imprenditore di Oakland, ex membro ed ex
amministratore della SYDA Foundation è stato a capo dell’organizzazione a
South Fallsburg per diversi anni, in seguito si disilluse e nel 1980
lasciò il SYDA, raccontò a Rodarmor "si supponeva che fosse il grande
segreto di Muktananda, ma dato che molte delle ragazze erano adolescenti,
era ben difficile che restasse tale".
Per indagare su queste affermazioni, ho inseguito
all’incirca un centinaio tra ex seguaci, ex amministratori, ed ex swami,
tutti tranne pochi tra loro avevano così paura di rappresaglie da parte
del SYDA, o erano così desiderosi di non più essere invischiati con
l’organizzazione che avrebbero parlato con me solo dietro promessa di non
usare i loro nomi. Molti credevano che le accuse riguardo il comportamento
di Muktananda fossero vere, e trovavano difficile credere che Gurumayi non
ne fosse a conoscenza. Alcuni ex seguaci mi raccontarono che molte
consideravano un onore essere state irretite dal guru, uno disse che
quelle che avevano relazioni durature con lui, erano conosciute come le
sue "regine", sebbene qualche famiglia e qualche responsabile delle
ragazze coinvolte sessualmente con lui, cominciarono a preoccuparsi.
Diversi precisarono che, qualsiasi cosa fosse avvenuta, accadde nel
contesto di una riverenza tale che i seguaci, avevano l’abitudine di bere
l’acqua in cui Muktananda si era lavato e di adorare il taglio dei suoi
capelli, così come, gli assistenti di Gurumayi avrebbero presto gareggiato
per sedere nella sua acqua sporca.
"Un maestro Siddha può risvegliare il Shakti con il
sesso", mi raccontò un devoto di lungo corso che lasciò il SYDA a metà
degli anni ottanta,. Nel suo libro Dove stai andando? Muktananda
scrive: "È attraverso il potere del fluido sessuale che sale" che il guru
"riesce a dare lo Shaktipat". Nel contesto, questo sembra essere parte di
un discorso sul celibato. Ma può stendere luce su un dettaglio comune a
tutti i racconti degli incontri sessuali di Muktananda: cioè che lui non
eiaculava. Due donne con cui parlai, che erano poco più che ventenni
quando Muktananda le avvicinò, dissero di aver considerato l’esperienza
"amorevole" e che era "non proprio sesso".
Cosa, esattamente si intendeva con "non proprio sesso"
fu chiarito da un’altra ex devota, una scrittrice, che mi spedì una
resoconto non pubblicato, di quello che lei descriveva come un incontro
sessuale che lei ebbe all’età di ventisei anni con l’allora settantunenne
Muktananda. Dopo averle parlato per un po’ nella sua camera una sera, sul
potere del Kundalini, lei racconta, Muktananda le disse che "il piacere
che guadagniamo dal fare sesso ha anche controparte una più alta". Il suo
resoconto continua: "mi disse che quando il Kundalini è completamente
realizzato, il corpo è in uno stato di continua estasi, continua a
cambiare ed è sempre nuovo"
Mi chiese di sdraiarmi su un tavolo. Stette vicino a me
e si mise dentro me (n.d.t. traduzione letterale). Restammo in questa
posizione per circa un’ora e mezza. Durante il tutto, non ebbe mai
un’erezione né eiaculò. Non si mosse nemmeno. Parlammo tutto il tempo.
Scherzava molto e mi raccontò storie della sua infanzia. Ad un tratto
disse: "tutto quello che sta accadendo adesso non può essere compreso con
la mente. Non pensarci molto. Sta accadendo e basta, e questo è tutto.
Sappi solo che questo è il più gran giorno della tua vita". Fu
un’esperienza davvero straordinaria. E aveva ragione, non avrei mai potuto
capire con la mente quello che successe quella sera. Tutto quello che
sapevo era che ero in uno stato di estasi totale, e qualsiasi cosa
successe non aveva niente a che fare con il sesso.
In una lettera che la donna mi spedì non molto tempo
fa, mi esortava a considerare la sua esperienza, in un contesto di
relativismo morale. "Il bell’esempio che i (veri) Siddha ci danno, e che
mi tocca sempre profondamente, è la loro capacità di non giudicare e di
accettarti completamente", lei scrisse, e aggiunse, " la Grazia di un Guru
come Baba è una cosa davvero misteriosa". Muktananda può anche aver
considerato i suoi incontri sessuali in una tale ottica, ma avrebbero
potuto essere una faccenda pubblica. La sua volontà di nasconderli al
pubblico, e persino alla maggioranza dei suoi seguaci fu comunque
ipocrita. Un buon numero di persone con le quali parlai, sebbene fosse
turbato dalla sua doppia vita, trovava spiegazioni spirituali al suo
comportamento. Pochi consideravano il tempo passato con Muktananda esser
stato una esperienza funesta, e non ritenevano che le sue attività
sessuali negassero i regali spirituali che lui aveva dato loro. Alcuni
speculavano che la sua attività sessuale avrebbe potuto essere
interpretata come una venerazione di divinità; altri indicavano precedenti
nella storia dello yoga dove maestri santificati disprezzavano costumi
convenzionali poiché loro vivevano su un piano più esoterico. Due
suggerirono che la supposta preferenza di Muktananda per le donne molto
giovani, le quali, si diceva, erano da lui scelte regolarmente da un
dormitorio a sei letti conosciuto come il dormitorio delle principesse,
rispondeva al bisogno di avere da loro "un’energia extra" che gli sarebbe
servita dopo i tre infarti. Infine, alcuni devoti speculano che Muktananda
stesse effettivamente conducendo iniziazioni spirituali tantriche. (Le
tradizioni tantriche sono derivate da un certo numero di scritture
mistiche hindu e buddiste, risalenti al sesto - dodicesimo secolo, che
descrivono una serie di pratiche tra le quali una forma di incontro
sessuale nel quale l’eiaculazione è controllata per raggiungere stati
esaltati di coscienza e illuminazione.). Ma le "scolare tantriche" con cui
parlai, rifiutarono questa spiegazione. " un tale comportamento non
dovrebbe essere legittimato chiamandolo Tantra". Robert Thurman, il capo
del dipartimento della Religione alla Columbia, mi disse: l’incidente
traumatizzante occasionale, persino nelle leggende, dimostra esattamente
il grado in cui tali comportamenti sono contro la tradizione".
Il modo in cui egli più si avvicinò ad una spiegazione
del suo comportamento, alcuni sostengono, fu in maniera indiretta in una
conversazione raccontata da Pratap Yande, un devoto indiano di lungo
corso, poco dopo la morte del guru e pubblicata nel numero di Ottobre
1982, Siddha Path, la rivista mensile della setta. La conversazione,
intitolata "mai andare troppo vicino ad un santo", riguardava un grande
santo del diciassettesimo secolo, chiamato Ranganath, che visse la sua
giovinezza da asceta ma ad un certo punto ebbe una visione che gli diceva
di accettare le cose mondane che gli sarebbero state offerte. Piano piano,
la visione si avverò, e gli fu dato un bel cavallo, servi, ed abiti
eleganti, e visse in maniera lussuosa, tanto che molte persone attorno a
lui trovavano tutto ciò "confondente". Un giorno, la storia narra, un re
pio andò da Raganath, che si supponeva ancora rinunciare al sesso, e lo
trovò giacente a letto con due belle donne che gli stavano massaggiando i
piedi. Quando il re vide Raganath, "un piccolo dubbio circa la sua
santità" balenò nella sua mente. Avvertendo ciò Raganath congedò le donne,
chiese un secchiello d’argento, "chiuse la porta e in presenza del re,
eiaculò il suo liquido seminale nel secchiello, riempiendolo fino
all’orlo. Poco dopo, ricorrendo ad una pratica esoterica yoga chiamata
mahavajroli mudra, " riassorbì tutto il seme in sé e tornò a dormire", e
le due donne tornarono e continuarono i loro massaggi ai piedi. La morale
della storia: "è impossibile capire un Siddha". Comunque rimanevano alcuni
seguaci che non potevano accettare una spiegazione spirituale di qualsiasi
tipo, e riluttanti conclusero che, sebbene il potere spirituale di
Muktananda fosse innegabile, il loro maestro non era ne illuminato ne
infallibile come loro credevano, mentre altri sentirono repulsione e shock
quando seppero di questo comportamento. Un gran numero di seguaci attivi
alla fine lasciarono il SYDA dopo aver sentito delle accuse contro
Muktananda, molti non ripresero più le loro pratiche spirituali. "La mia
opinione personale è che non va bene, non interessa che sia una tradizione
onorata da tempo", mi raccontò una ex devota che ha passato un anno di
angoscia cercando di trovare una spiegazione soddisfacente dell’intera
faccenda. "Fu sesso e fu abuso". La stessa donna che fu un membro della
cerchia interna del SYDA, fu informata che non era più la benvenuta
all’ashram dopo che decise che non poteva sostenere le supposte attività
sessuali di Muktananda, disse a Durgananda che lasciava per motivi di
integrità personale. "E quello che lei disse, non lo scorderò mai, fu: -
bene tu ti permetti il lusso dell’integrità. Le persone coinvolte qui non
hanno questo lusso.- mi si rizzarono i capelli". Durgananda dice di non
ricordare di aver fatto quell’ affermazione.
Il SYDA è rimasto fermamente alla versione che
Muktananda non abbandonò mai il celibato, e i suoi swami si sono dati un
gran daffare per insegnare i modi di far fronte alle domande
sull’argomento in sessioni di role-playing training
con i maestri di meditazione. Una swami
americana a cui parlai, Kripananda, ex professore di college che visse e
viaggiò molto con Muktananda, nega vigorosamente ogni accusa. Kripananda
dice che all’ashram indiano del SYDA, a Ganeshpuri, circa ottanta
chilometri da Bombay, la sua camera era vicina alle scale tra il
dormitorio delle ragazze, sopra, e la camera di Muktananda, direttamente
sotto. I muri e le porte erano così sottili che avrebbe potuto sentirlo
starnutire o tossire, e lei non sentì mai niente di sospetto. E non ebbe
mai nessun reclamo dalle ragazze riguardo eventuali molestie sessuali,
disse, sebbene venissero sempre da lei per i loro problemi.
Durgananda definì le accuse "risibili" e "ridicole". Se
fossero state vere, disse, Muktananda non sarebbe riuscito a dare lo
Shaktipat e l’organizzazione non sarebbe più stata così forte come invece
continuò ad essere. Recentemente comunque, parlai con due maestri di
meditazione da molto tempo nel SYDA, che hanno carriere accademiche e
professionali ben avviate come psicoterapisti, che dissero che Durgananda
dava loro un’altra versione. Mi raccontarono che l’inverno scorso
indagarono su alcune delle accuse, e conclusero tristemente che erano
vere, e nel maggio di quest’anno, fronteggiarono Durgananda e un altro
swami, chiedendo di conoscere perché la verità era stata tenuta a loro
nascosta per così tanti anni. Il confronto avvenne fuori dall’ashram, e
questa volta, secondo i terapisti, Durgananda non disse che le accuse
erano false. Durgananda raccontò ai due che conosceva un certo numero di
quelle donne abbastanza bene ed era convinta che qualsiasi cosa fosse
successa, era stata loro di beneficio, ma che gli swami non parlarono mai
di questo, perché pensavano che fosse più appropriato essere "discreti". I
due hanno lasciato il SYDA. Quando telefonai a Durgananda e le raccontai
ciò che mi dissero, mi rispose: "il mio ricordo è che lo negai a loro", e
aggiunse che, se le accuse fossero "fondate oppure no, non cambiano la
nostra considerazione di Baba".
Così come erano fastidiose le accuse di sesso, Michael
Dinga, ex amministratore della SYDA Foundation, ed altri ex devoti,
diedero a Rodarmor descrizioni ugualmente fastidiose di tattiche da
braccio duro usate per mettere a tacere gli ex seguaci o per punirli per
la slealtà. Negli anni, gli ex seguaci dissero, vari "esecutori"
affrontarono e minacciarono chi non era più nei favori del SYDA. Dinga e
sua moglie, Chandra, raccontarono a Rodarmor che furono soggetti a mesi di
molestie. Tramite un messaggio lasciato su una segreteria telefonica di un
altro ex seguace, Rodarmor scrisse, i Dinga, furono avvisati che se non se
ne fossero stati quieti "sarebbe stato gettato acido sul viso di Chandra e
Michael sarebbe stato castrato". Nei primi anni ottanta, gli ex devoti
erano particolarmente timorosi di David Lynn, un veterano del Vietnam.
Inoltre Joe Don Looney un famoso runnin back del N.F.L. conosciuto negli
anni sessanta per la sua veemenza che faceva infuriare gli allenatori,
divenne in breve coinvolto in queste attività. Rodarmor riportò anche che
Muktananda telefonò a Dinga mentre viveva ancora nell’ashram per
lamentarsi dello swami Stan Trout; disse a Dinga che "l’ego di Trout stava
diventando troppo grande", spiegando che stava mandando Lynn per dargli
una lezione, e quindi di non interferire (questo incidente precedette e
non era correlato alla lettera aperta di Trout). Dinga disse a Rodarmor
che Lynn andò a South Fallsburg, ne scaturì una colluttazione con Trout, e
lo prese a pugni. Lynn conferma di averlo preso a pugni, ma dice di
esserci andato di sua iniziativa. Secondo Rodarmor, Lynn e Looney
visitarono anche un’altra ex devota e le dissero che Muktananda gli aveva
detto che a Chandra Dinga rimanevano solo tre mesi di vita. Le molestie,
scrisse Rodarmor, cessarono solo dopo che i Dinga assoldarono un avvocato
e la polizia locale fece visita all’ashram di Oakland.
È questo elemento del resoconto di Rodarmor, le
intimidazioni di quelli che lasciano il SYDA o che sembravano minacciarlo,
che è continuato nel SYDA di Gurumayi ed ha continuato ad adombrare
l’organizzazione, specialmente in connessione con le accuse sul
trattamento subito da Nityananda, fratello di Gurumayi e suo co-sucessore.
Molto prima che Gurumayi e Nityananda nacquero, loro
padre, un ristoratore di Bombay, Sheena Shetty, fu ammiratore di
Muktananda. Si incontrarono per la prima volta nel 1944, e per un po’
Shetty, un uomo profondamente religioso, diede a Muktananda dello spazio,
sopra il suo ristorante. Infine, Shetty e sua moglie, Devaki, mandarono
due dei loro quattro figli a vivere e studiare con Muktananda. Malti, la
futura Gurumayi, arrivò nel 1973, quando era diciottenne, Subbhash, il
terzo figlio e più giovane di Malti di sette anni, lo seguì nel 1978.
Subhash Shetty, che era riconosciuto essere di natura
buona e timido, ricevette il nome di Swami Nityananda Saraswati quando
prese i voti monastici nell’ottobre 1980. Il nome fu un grande onore,
siccome il guru di Muktananda si chiamava anche lui Nityananda. Alla fine
di un grande programma pubblico a South Fallsburg il 17 luglio 1981,
Muktananda, allora settantatreenne e in salute precaria, annunciò che
Nityananda, che era diciottenne, sarebbe stato il suo successore. Quasi
tutti furono sorpresi dalla notizia, incluso Nityananda stesso. Mentre
molti accolsero con favore l’annuncio, altri si preoccuparono perché era
ancora troppo immaturo per prendere il posto del guru. Una persona che
sembrava essere impreparata alla notizia era Malti, che alcuni
consideravano una miglior candidata, per la sua maggior maturità,
disciplina, ed esperienza.
In seguito, l’inverno successivo, Muktananda a volte
parlava dei suoi successori al plurale, senza spiegarsi chiaramente.
Infine, il 25 febbraio 1982, alcuni swami lo intervistarono per il Siddha
Path (il giornale del SYDA), e lui rispose che, siccome c’erano due sessi
al mondo, gli sembrava giusto mettere un uomo e una donna come suoi
successori. Il 26 aprile, a Ganeshpuri, Malti fu rinominata
Chidvilasananda, gli furono tagliati i suoi capelli neri radianti, e prese
i voti monastici. (Gurumayi, o "assorbita nel guru", è un titolo
onorifico). Due settimane dopo, fratello e sorella, gli ex seguaci dicono,
dopo esser stati in ugual misura coccolati e tenuti al guinzaglio da
Muktananda, furono nominati co-successori. In un video della cerimonia,
entrambi sembravano timorosi e vulnerabili. Gurumayi era allora da un paio
di mesi ventisettenne, Nityananda solo diciannovenne.
Dall’inizio i loro stili erano differenti. Secondo
molti racconti, Nityananda era informale, accessibile, amichevole con i
devoti, in qualche maniera auto-ironico, e preferiva cantare, meditare e
suonare il tamburo piuttosto che tenere discorsi, mentre Gurumayi amava le
cerimonie e prese più seriamente il compito di curare l’immagine pubblica
del SYDA e la sua. Di solito, quando c’erano due darshan, i suoi erano più
lunghi. Nityananda, da parte sua, sembrava contento di lasciar giocare a
sua sorella un ruolo dominate nella conduzione dell’ashram.
La morte di Muktananda, cinque mesi dopo aver insediato
i due come co-successori, privò il SYDA del personaggio più carismatico.
Ha anche lasciato una specie di vuoto organizzativo. Nominando i
successori, Muktananda apparentemente non disse mai che entrambi fossero
"illuminati", ne diede indicazioni sulla conduzione dell’ashram. A
peggiorare le cose, negli anni seguenti, molti degli swami senior, e in
totale circa la metà di tutti gli swami lasciarono. Questo perché senza di
lui si sentivano persi di un legame con l’organizzazione, o a causa di
quello che loro percepivano come una crescente atmosfera autoritaria.
I devoti che negli anni seguenti lasciarono il SYDA per
seguire un’altra nota leader spirituale indiana, Mata Amritanandamayi, e
quelli che la visitarono mentre ancora facevano parte del SYDA, furono
sconvolti nello scoprire che i loro nomi erano messi per iscritto non
appena arrivati al suo programma. Il SYDA negò di aver dato il compito di
scrivere i nomi dei propri seguaci o degli ex devoti che seguivano i
programmi di altri leader spirituali, ma una ex swami con cui parlai, mi
raccontò con molto imbarazzo che lei stessa aveva partecipato ad una di
queste sortite. Negli anni, ad un gran numero di persone è stato
annunciato che non erano più i benvenuti all’ashram poiché erano in
disaccordo con le sue linee. Sebbene io parlai con almeno una dozzina di
queste persone, il SYDA sostiene che le uniche persone cui non è permesso
di visitare l’ashram, sono quelle che hanno "una storia di disgregazione
della pace e della quiete dell’ashram".
Il compito di attrarre nuovi devoti, chiaramente, fu
preso in grande urgenza. Sebbene con Muktananda ci fosse il tutoring
(istruzione) dei presentatori pubblici e una certa linea istituzionale,
egli aveva comunque concesso ai suoi swami una discreta libertà. Dopo la
sua morte, sebbene i manager gradualmente presero molte delle funzioni
degli swami, e quasi ogni aspetto della presentazione dei programmi
religiosi dell’ashram, e di quelli destinati all’esterno, finirono sotto
il controllo del Dipartimento di Programmazione, questo organo incominciò
a fare affidamento a discorsi provati, e persino a prove di reazioni da
parte del pubblico, per "appianare" i programmi pubblici del SYDA. Agli
swami fu persino richiesto occasionalmente di mettere piccole auricolari
quando tenevano discorsi così che Gurumayi o George Afif, un devoto di
origine libanese e suo stretto collaboratore, potessero dar loro
suggerimenti mentre parlavano.
Persino i credenti più tenaci furono sicuramente messi
alla prova da una serie di eventi bizzarri che ebbero luogo a Ganeshpuri
alla fine del 1985, quando improvvisamente fu annunciato che siccome
Muktananda aveva nominato Nityananda come co-guru per un periodo di soli
tre anni, era giunto il momento che Nityananda si dimettesse sia come
co-successore sia come swami. Per molti negli ashram negli Stati Uniti,
specialmente a quelli che avevano avuto forti esperienze spirituali
tramite di lui, l’annuncio fu sconcertante. Ai seguaci fu detto di riporre
le fotografie e i video che includevano Nityananda e di tagliare tutte le
immagini e le informazioni su di lui dai libri; un ex dirigente di un
centro si ricorda dell’ordine di bruciare le immagini di Nityananda,
perché avrebbero portato sfortuna. Quindi, cinque mesi dopo, il SYDA
modificò i suoi precedenti annunci: adesso la ragione per cui Nityananda
aveva lasciato era che aveva rotto il voto di celibato. Nityananda, un
tempo onorato successore di Muktananda, era diventato non solo un non-guru
ma anche una non-persona.
Alcuni dicono che i semi del conflitto c’erano fin
dall’inizio. Poco dopo il funerale di Muktananda, Gurumayi e Nityananda
tennero discorsi sui loro nuovi ruoli. In un video dell’evento che ho
guardato recentemente (è stato salvato da un devoto durante la grande
purga), Nityananda con gli occhi pieni di lacrime e con la voce tremante
dall’emozione, agguantò le mani di sua sorella, le alzò in aria, e disse:
"La gente ha gia iniziato a creare una divisione tra di noi, lei è
migliore e lui è cattivo, lui è migliore e lei è cattiva. Voglio farvi
sapere una cosa: molti di voi sanno che siamo nati dalla stessa famiglia e
che siamo stati uniti fin dall’infanzia, non importa quello che fate, non
importa quello che pensate di noi, noi non ci divideremo.
Ma tre anni dopo, nell’autunno 1985, dopo che i due
guru arrivarono, separatamente, a Ganeshpuri per le cerimonie di
commemorazione del terzo anniversario della morte di Muktananda, questa
unità era già fortemente minata. Data la tensione, infatti, Nityananda
raccontò agli amici che pensava che avrebbe potuto essere una buona idea
iniziare un giro dei posti santi dell’India. Quel viaggio non fu mai
intrapreso. Al suo posto, Nityananda finì con l’imbarcarsi in un odissea
che alla fine lo portò in esilio al suo piccolo ashram, un posto chiamato
Shanti Mandir (Tempio di Pace), situato nelle Catskills Mountains non
lontano dal complesso del SYDA. Nityananda all’inizio era riluttante a
parlarmene, ma alla fine accettò di incontrarmi a Shanti Mandir in un
giorno di neve lo scorso inverno. Il suo ashram si rivelò essere una
modesta casa in legno e mattoni in una strada secondaria. Nityananda ha
una faccia grande e rotonda, la barba scura, e maniere gentili e modeste e
vestiva la veste arancione degli swami.
Ammise subito di fronte a me che, come dirigente SYDA,
aveva trasgredito i suoi voti, e che tra i diciannove e i ventitré anni,
prima della sua partenza dal SYDA, ha avuto incontri a sfondo sessuale con
sei donne. Disse inoltre che lo ha ammesso a chiunque glielo avesse
chiesto. Aggiunse che una delle sue amanti fu Devayani (adesso la sua
principale assistente). Disse che si dispiaceva per questa sua passata
manchevolezza, ma che crede che il regalo essenziale datogli da Muktananda
è eterno e che lui è e sempre sarà suo successore. Nove anni fa, comunque,
Gurumayi fece capire molto chiaramente il suo disaccordo su questo punto.
Ecco la versione di Nityananda della sua deposizione.
Erano circa le 10.30 della sera del 23 ottobre 1985,
mentre migliaia di persone stavano cantando altrove nell’ashram di
Ganeshpuri come parte delle cerimonie commemorative, ci fu un battito
sulla porta dell’appartamento di Nityananda. Quando la sua assistente aprì
la porta, sette o otto persone irruppero e cominciarono a gridargli: "Hai
perso tutto il tuo potere! Non sei più un guru!". Egli protestò e i
visitatori gli dissero che stavano parlando per conto di Gurumayi,
continuando a rimproverarlo. Nityananda disse che cercò di parlare a sua
sorella, che chiamò sul telefono interno dell’ashram, ma lei non lo
accontentò dicendo che si sarebbero parlati la mattina successiva. Se
stavano così le cose, le disse, lui avrebbe dovuto lasciare. Circa un ora
dopo, comunque, gli fu riferito dal suo autista che tre uomini dello staff
di sua sorella avevano sgonfiato le gomme di tutte le auto dell’ashram.
Il mattino seguente incontrò sua sorella nell’ingresso
dell’appartamento di Muktananda, dove lei era stata raggiunta da George
Afif. Sua sorella gli chiese: "Bene, cosa vuoi fare?". Egli replicò: "E’a
frase tra virgolette che segue i due punti deve iniziare con la maiuscola.
meglio che io lasci, ma forse dovrei restare fino alla fine della
cerimonia siccome tutta questa gente è venuta qui per questo". Gurumayi
disse a suo fratello di venire in camera sua "per parlare ancora", e si
trovò attorniato dallo stesso gruppo che si era trovato di fronte la notte
prima. "Queste persone sono qui per aiutarti a tirar fuori quello che vuoi
dire", sua sorella gli disse.
Dopo di che, fu condotto nello studio di Muktananda,
dove per i successivi diciotto giorni i suoi unici visitatori furono
quelli che Gurumayi gli permetteva di vedere, soprattutto le stesse
persone che erano andate in camera sua, e che adesso ogni giorno lo
sottoponevano a lunghe arringhe. Fu portato fuori per due visite al bar e
per due annunci pubblici, entrambi i quali egli dice, fu costretto a fare:
primo, che avrebbe fatto voto di silenzio, e quindi, cinque giorni dopo,
che non era più un guru. Il Mahamandaleshwar, lo stesso ufficiale
ecclesiastico che aveva supervisionato l’assunzione dei voti monastici da
parte di Nityananda, così come molte delle cerimonie sacre del SYDA, fu
persuaso a dare la sua benedizione alla cerimonia che deprivava Nityananda
dei suoi voti, del suo nome spirituale (fu ufficialmente rinominato
Venkateshwar Rao), e del suo status di guru. Il 10 novembre, Gurumayi fu
nominata unico successore.
A Nityananda fu quindi permesso di ritornare alla sua
camera, e nelle settimane successive, disse che firmò carte nelle quali
rinunziava al suo potere di capo ecclesiastico della SYDA Foundation,
molti fogli bianchi, e un documento con cui cedeva l’accesso ad un conto
bancario. "Baba ha messo un milione di dollari per Gurumayi e per me
stesso in un conto in Svizzera", Nityananda mi raccontò. "L’ashram ha il
suo conto, e c’era un conto privato che Baba aveva a suo nome e che aveva
trasferito a noi. Mi disse che se mai qualche cosa fosse accaduto
all’ashram, se la gente non fosse più venuta, o se fosse capitata
qualsiasi altra sfortuna, lui aveva lasciato abbastanza per noi due per
vivere dignitosamente nell’ashram".
Il 24 novembre, pochi giorni dopo che Nityananda firmò
le carte, Gurumayi e Afif arrivarono in camera sua e convocarono Devayani
(la persona dell’ashram alla quale era più vicino) e altre undici persone,
tra le quali altre sei donne che Gurumayi accusava di essere state
"abusate" da lui. (Nityananda dice di aver avuto rapporti sessuali
consensuali con quattro delle sei, e nessun rapporto invece con le altre
due). Quando tutti furono riuniti, Gurumayi colpì lui e Devayani con una
canna di bambù e quindi la passò alle sei donne e ingiunse loro di
colpirlo. La fustigazione continuò per tre ore, durante le quali,
Nityananda disse, Gurumayi intimava continuamente i suoi molestatori di
picchiarlo con maggior vigore, "ad un certo punto lei disse, -forse dovrei
colpirlo sul pene, poiché è la causa di tutto ciò-". Egli afferma anche
che dopo che la punizione andava avanti da un certo tempo, Gurumayi si
rivolse ad un aiutante e disse: "Non è che
sta per crollare, vero?". Quindi si volse
verso Ganesh Irelan, che un tempo fu uno stretto collaboratore di
Nityananda e, dieci anni dopo sarebbe intervenuto al terminal Lufthansa
all’aeroporto JFK, domandandogli se voleva fare o dire qualche cosa.
Ganesh rispose dando un pugno in faccia a Nityananda. Prima che Gurumayi
se ne andasse, Nityananda dice, che gli domandò: "Non andrai a raccontare
tutto ciò alla polizia, vero?"
Quando brevi resoconti di questi eventi comparirono nel
gennaio e nel marzo del 1986 in copertina del Settimanale Illustrato,
una rivista molto diffusa in India, il SYDA rispose con un pacco di
comunicati dei suoi amministratori, di un gruppo anonimo di swami, e di
Gurumayi stessa. Questi comunicati, insieme alle risposte scritte a
domande che io ho posto loro negli scorsi mesi, danno una diversa versione
degli eventi di Ganeshpuri, che confermano alcune asserzioni di Nityananda
e ne contestano altre. Il SYDA si è dato un gran daffare per provare che
Nityananda sia un inveterato bugiardo, ad un certo punto mi mostrarono
addirittura un video nel quale egli dice di imparare a mentire come uno
scolaro.
Gurumayi dichiarò che, poiché era preoccupata che
"qualcosa di pericoloso sarebbe potuto accadere a lui e ad altri", se
Nityananda avesse lasciato l’ashram, ordinò di chiudere i cancelli. Quando
le fu detto che lui aveva le chiavi di tutti i cancelli, ella decise che
"si sarebbe dovuto fare qualcosa di più drastico, bisognava sgonfiare
tutte le gomme". Ella acconsentì il suo relativo isolamento nello studio
di Muktananda ma insistette che lui era li di sua spontanea volontà "per
contemplare le sue mancanze e sul motivo per cui aveva perso quello che
pensava di aver avuto". E, inoltre, che lui poteva andare e venire a suo
piacimento.
Gurumayi confermò anche la fustigazione, sebbene
descrivesse la canna come "un piccolo bastone da passeggio" aggiungendo
che "in mia presenza, ricevette pochi colpi col bastone dalle donne delle
quali aveva abusato, oltre a pochi colpi dati da me". E se il SYDA insiste
che Gurumayi non disse mai niente di simile a "non è che sta per crollare,
vero?", Ganesh Irelan mi ha confermato che il pestaggio arrivò ad un punto
in cui egli colpì con un pugno Nityananda. Inoltre Gurumayi disse che un
altro uomo, uno swami, era così frustrato che dovette essere trattenuto.
Il punto principale del contendere è se Nityananda si
sottomise a tutto ciò di sua spontanea volontà o fu sottomesso e
obbligato, e se così, fino a che punto. Il SYDA continua a sostenere che
lui potesse liberamente andare e venire dagli alloggi di Muktananda (se
non addirittura dall’ashram stesso). Alcuni ex seguaci recentemente mi
raccontarono, comunque, che videro Nityananda scortato da una guardia
armata. Inoltre, la madre di Gurumayi e di Nityananda, Devaki Shetty, che
era a Ganeshpuri al tempo e alla quale era concesso preparare i pranzi di
Nityananda, più volte si rivolse a Gurumayi per esprimere la sua
preoccupazione riguardo il trattamento a cu era sottoposto suo figlio.
Gurumayi alla fine le disse, come sostiene la signora Shetty, di "andare a
buttarsi nel fiume". Era così sconcertata che lasciò l’ashram, e per quasi
una decina di anni né a lei né a suo marito fu permesso di tornare li o di
comunicare in alcun modo con la loro figlia.
Eppure, è chiaro che Nityananda stesso fu un
partecipante attivo nelle cerimonie che lo destituivano. Il suo annuncio
pubblico nel 1985, infatti, sembrò francamente esprimere un desiderio di
abbandonare la carica. E più tardi scrisse una nota nella quale lui
ringraziava Gurumayi per "i diciotto giorni più meravigliosi e rivelatori"
quelli passati isolato nello studio di Muktananda.
Nityananda adesso dice che sentiva di aver perso la
capacità di resistere. Sua sorella secondogenita, Rani, con cui
recentemente parlai per telefono, mi raccontò che quando a lei e a suo
marito fu permesso di vederlo, il 30 di ottobre, sembrava incapace di
risponder loro. "Non si comportava come una persona pienamente cosciente".
Persino il Mahamandaleshwar, il religioso che diede l’approvazione alla
cerimonia di espulsione di Nityananda, è adesso dell’opinione che
Nityananda fu forzato a parteciparvi, contro la sua volontà. E sebbene il
SYDA sminuì l’intensità della fustigazione, due persone che videro
Nityananda nei due giorni successivi, rammentano che aveva delle
contusioni sulle braccia. Diverse settimane dopo, passò un po’ di tempo
con dirigenti di un centro SYDA in Germania, ed essi videro delle
cicatrici sulle sue braccia, sul torace e sulla schiena.
Ancora, in un’intervista che Nityananda rilasciò
diverse settimane dopo l’evento, egli negò di essere stato maltrattato.
Poco dopo l’intervista, Nityananda dice, scappò dall’entourage di Gurumayi
nelle Hawaii dove si trovava, e prese un aereo per la California. Prima di
partire scrisse a Gurumayi un’altra annotazione, nella quale la
ringraziava per la sua "pazienza e compassione" e per essersi presa una
"gran cura" di lui, e gli chiese la sua benedizione. Nityananda adesso
sostiene che era grato a Gurumayi e ai suoi seguaci perché non sembravano
più interessati nel minacciarlo o insultarlo, inoltre, dice, sperava che
la lettera li facesse desistere dal perseguitarlo in futuro.
Ho visto simili scritti di altre persone che lasciarono
il SYDA in stato di sofferenza intensa. La volontà degli autori era di
riconoscere gratitudine per quello che loro avevano trovato nel Siddha
Yoga, ma anche di evitare ulteriori problemi. Un ex swami di nome Paul
Costantino, cui il SYDA diede l’incarico di partecipare ad una serie di
gruppi di discussione nei quali si denigrava Nityananda, e che è adesso un
maestro nei programmi di Nityananda alla Shanti Mandir Corporation, mi
raccontò di recente che anche lui, scrisse una lettera pacificatoria
quando se ne andò. "Lasciai a causa della crescente e assurda atmosfera di
paura, degli informatori, delle confessioni pubbliche e del clima da
Grande Fratello", disse. "Ma quando lasciai, nel 1987, scrissi a Gurumayi
una lettera nella quale richiedevo la sua benedizione. Lo feci per
scrollarmi di dosso lei e George Afif.
Afif sembrava giocare un ruolo centrale nell’esperienza
al SYDA di molti ex seguaci con cui parlai. Un uomo esile con dei baffi
alla Omar Sharif, che divenne un devoto di Muktananda nel 1974, e che
frequentò regolarmente all’ashram di Ann Arbor nel Michigan, mi disse:
"Era un uomo affascinante sotto molti punti di vista, con una forte
attitudine alla devozione, ed aveva anche un certo talento da artista".
Una delle persone che lo conobbe ai tempi di Ann Arbor disse: "Fece un bel
bozzetto di Baba, e più tardi diverse decorazioni per il SYDA. Ma c’era
sempre qualcosa di misterioso in lui, qualcosa di pericoloso, persino
duplice. Parlava sempre di lealtà, era una parola sacra per lui". Afif era
in contatto con studenti dell’Università del Michigan sebbene i registri
della scuola mostravano che non si fosse mai iscritto.
Quasi tutti gli ex seguaci con cui parlai consideravano
Afif un uomo da esser temuto, e la persona più potente nell’ashram dopo
Gurumayi. L’inverno scorso, partecipai ad una "consulenza di uscita" di un
ex seguace del SYDA nel quale il nome di Afif compariva ripetutamente in
un contesto di intimidazione e coercizione sessuale. Quando il consulente,
Steve Hassan, chiese alla giovane donna se Afif fosse considerato una
specie di n° 2 nell’organizzazione, lei rispose: "È di più, una sorta di
n° 1,5". Quando chiesi a Kathy Nash, il portavoce del SYDA, notizie su
Afif, mi raccontò che per diversi anni ebbe il lavoro "più visibile"
nell’aiutare le persone durante il darshan con Gurumayi, ma che il suo
unico ruolo ufficiale nell’organizzazione fu di supervisore ad alcuni
progetti di costruzione. Aggiunse: "La posizione del signor Afif percepita
dalla gente fu più il risultato del suo carisma e della sua alta
visibilità che dell’autorità che rivestiva". Nel 1983, Afif, che era
sposato con una donna che anch’essa viveva nell’ashram, fu accusato di
stupro formale e furto con scasso nella contea di Santa Clara in
California. Non contestò all’imputazione del reato di stupro formale, e fu
condannato a sei mesi di prigione con la condizionale e a tre anni di
riabilitazione. Sotto la legge californiana, la condanna fu cancellata
dopo che frequentò la riabilitazione in maniera soddisfacente.
L’adolescente coinvolta era la figlia di un importante frequentatore del
SYDA, che in seguito lasciò l’organizzazione disgustato. Un amico della
famiglia della ragazza, William Carter, un noto foto-giornalista e
fotografo di belle arti, se ne andò, dicendo a Gurumayi in una lettera che
era sgomento del trattamento che l’organizzazione aveva riservato alla
famiglia e alla tendenza a far ricorso alla disinformazione in momenti di
crisi, e che stava lasciando il SYDA contro la sua volontà.
Negli anni, altri hanno posto questioni sul
comportamento sessuale di Afif. Una coppia che nel 1982 chiuse il centro
SYDA che conducevano, in seguito scoprirono che Afif aveva una relazione
sessuale con la loro figlia adolescente. Una ex seguace australiana con la
quale parlai, afferma che Afif ebbe una relazione sessuale con lei nella
primavera del 1982, quando aveva tredici anni e teoricamente era sotto la
supervisione di un guardiano nell’ashram. La sua esperienza fu simile a
quella della donna della quale seguii la "consulenza di uscita". Afif, la
donna australiana disse, si approfittò di lei con falsi pretesti e le
intimò il silenzio.
Il SYDA dice, riguardo al caso, che non "condona il
comportamento di Afif" e fa notare che egli si trasferì fuori dall’ashram
durante il processo. Altri ricordano che durante i mesi antecedenti alla
sua apparizione davanti alla corte, egli fu tenuto lontano dalla vista, a
casa di alcuni seguaci. Nityananda dice di aver discusso con sua sorella a
quel tempo, che secondo lui il SYDA si sarebbe dovuto dissociare da Afif,
e crede inoltre che fu da allora che egli divenne un nemico per Afif.
Sicuramente Afif giocò un ruolo prominente durante gli eventi accaduti in
occasione della rimozione di Nityananda alla carica di guru. Egli fu
presente durante la fustigazione, Nityananda dice, ed in seguito lo
avvertì che se qualcuno avesse interferito con quello che stava accadendo
li, ci sarebbero state terribili conseguenze. Durante quel periodo,
diversi testimoni videro Afif portare una pistola.
Nella luce della drastica reazione alla rottura dei
voti di celibato di Nityananda, la relazione di Gurumayi con Afif merita
un approfondimento. Non molto tempo fa, rintracciai una ex seguace di nome
Andrea Skeen, una psichiatra infantile, che nel 1981 e nel 1982 era
segretaria personale e confidente di Gurumayi. La Skeen sostiene che
Gurumayi e Afif passarono una notte insieme appena prima che lei prese i
voti; cosa che successe anche in seguito. Nella prima occasione, a
Ganeshpuri, la Skeen dice, che gli fu richiesto di aspettare tutta la
notte fuori da un bungalow monolocale nel quale i due stavano. Nella
seconda occasione, secondo il suo racconto, lei e Gurumayi condividevano
una camera durante un intensivo al Taj Mahal Hotel a Bombay. Gurumayi,
dice, uscì dopo che lei si addormentò, andò alla camera di Afif, e non
ritornò prima del mattino seguente, quando le confidò dove era stata. La
Skeen, che ebbe con Gurumayi diverse conversazioni tempo addietro sulla
sua relazione con Afif, era alla conoscenza di lettere private che Afif e
Gurumayi si scambiavano, e disse che alla fine le fu richiesto di
raccoglierle tutte e di distruggerle.
Se la relazione fu sessuale o no, solo loro possono
saperlo, ma fu intima al punto che, tra la fine del 1982 e l’inizio del
1983, i seguaci del SYDA iniziarono a parlarne. Patti Kuboske, una
psicologa famigliare che fu seguace per diciotto anni e swami per otto,
lavorò vicino a Gurumayi, e le era profondamente devota, mi disse che
decise di informarla di cosa si diceva in giro. Kuboske ricorda che quando
tirò fuori l’argomento, Gurumayi la fissò per un momento in silenzio
quindi disse: "Tu dovresti sapere che non c’è niente che io posso fare che
può incrinare quello che sto dando". Quando chiesi a Kathy Nash se la
relazione tra i due fosse personale, ella replicò: "Se per personale tu
intendi romantica o sessuale… le insinuazioni sono completamente false,
non contengono nemmeno una briciola di verità". La primavera scorsa, Kathy
Nash mi raccontò che Afif stava lavorando ad un progetto di organizzazione
di un ashram. Diversi mesi fa, comunque, quando mostrai interesse
nell’intervistarlo, fui informata tramite un legale del SYDA che egli "non
ha attualmente alcun legame con la fondazione", quando chiesi il suo
numero di telefono, mi dissero che "l’ultima volta che abbiamo sentito
George Afif, ci avvisò che stava per partire per un viaggio in estremo
oriente, e non abbiamo altre informazioni". Gli sforzi per trovare Afif si
sono rivelati inutili.
Alla fine di marzo 1986, cinque mesi dopo gli
accadimenti di Ganeshpuri, una serie di presentazioni di comitati anti
Nityananda, presiedute da swami e seguaci del circolo interno, ebbero
luogo in alcuni ashram, tra i quali quello di South Fallsburg. Un ex
seguace di lungo corso riconduce la sua decisione di lasciare il SYDA al
giorno in cui lui e sua moglie assistettero al primo dei comitati di South
Fallsburg. Dopo ogni comitato, i seguaci tornavano alle loro camere per
discutere quello che avevano sentito, e quando espresse dubbi su quello
che era accaduto (egli era sbigottito in particolare da una descrizione
orripilante della vita sessuale di Nityananda fatta da uno swami e da un
video nel quale parole deliranti o di auto biasimo fatte da Nityananda
stesso, furono estrapolate e messe assieme per farlo sembrare vizioso) gli
fu rinfacciato di aver "sentimenti negativi". Egli dice che era quasi una
routine per quelli che esprimevano incertezze riguardo l’intero faccenda
sulla destituzione di Nityananda, sentirsi dire con preoccupazione:
"Abbiamo sentito che hai dei problemi".
"Era sempre messa nei termini che eri tu ad aver
problemi" quell’uomo disse. "Hai capito male era la frase che usavano
sempre. Non ci poteva essere niente di sbagliato in quello che stava
accadendo. Era sempre: hai una qualche specie di disfunzione mentale". Un
altra ex seguace, un’artista che vive nel Massachusetts, non tornò più al
SYDA dopo aver assistito ad uno di quei comitati. Quando fu a casa,
scrisse a Gurumayi una lettera nella quale obiettava a quello che aveva
sentito e visto. Gurumayi non le rispose mai, ma non molto tempo dopo,
sentì che George Afif andava in giro a raccontare che lei faceva uso di
cocaina.
Alla fine, Nityananda decise che la sua vocazione
fosse, dopo tutto, quella di maestro spirituale. Iniziò a tenere programmi
sia in India che all’estero, finanziando i suoi viaggi e le spese tramite
donazioni di pochi volenterosi seguaci e grazie agli onorari che chiedeva
per i programmi. Nel 1989, riprese i voti di swami sotto la supervisione
del Mahamandeshwar, che gli diede la benedizione per continuare il suo
lavoro. Egli dice di aver anche ripreso la vita di celibato.
Nella primavera 1988, si trasferì in una piccola casa a
Livingston nel New Jersey, che divenne il suo primo centro di residenza,
due anni dopo, si trasferì alla casa nelle Catskills Mountains. La casa
gli è affittata per un dollaro all’anno da uno dei suoi devoti. La sua
vicinanza a South Fallsburg può sembrare sorprendente, ma dopo aver
rifiutato per anni l’offerta della casa proprio per questa ragione,
Nityananda si convinse che sarebbe stato improbabile che il SYDA l’avesse
importunato nel suo stesso "giardino" (infatti, fu importunato solo una
volta: il giorno che diede il suo primo programma, circa venti
picchettatori stettero fuori, portando cartelli, facendo fotografie, e
prendendo nota dei nomi di coloro che vi attendevano). Oggi, Nityananda ha
una mailing list di duemila amici e seguaci, molti dei quali prendono
parte regolarmente ai suoi programmi. Quelli che seguono i suoi programmi
sanno che così facendo non potranno più partecipare al SYDA. Il SYDA crede
che Nityananda non abbia mai pubblicamente accettato le conseguenze delle
sue trasgressioni del celibato. I seguaci che hanno continuato a sentire
forti legami sia per Gurumayi che per Nityananda e che hanno provato a
frequentarli entrambi, sono stati espulsi, spesso in una maniera
abbastanza intimidatoria dagli ashram del SYDA.
Dal giorno in cui Nityananda ha ripreso i suoi
insegnamenti, si è trovato ad affrontare picchettaggi ben organizzati ed
aggressivi simili a quello incontrato all’aeroporto JFK sia negli Stati
Uniti, che in Europa e in India. Resoconti della stampa locale e dossier
della polizia registrano denuncie contro dimostranti troppo entusiasti
incontrati nei suoi viaggi. Ho parlato con una dozzina di testimoni che
hanno confermato le molestie, compreso la sospensione dei suoi meeting da
gruppi di persone che gridavano oscenità, un agguato ad uno dei suoi
seguaci, il pedinamento dei suoi devoti, denuncie dei suoi supposti
cattivi comportamenti alle autorità sull’immigrazione di due stati e alla
polizia di un altro stato, e in una occasione, vicino a Boston, gli fu
fatta una minaccia di omicidio.
Uno dei peggiori episodi di questo tipo ebbe luogo ad
Ann Arbor, nel Michigan, il 3 e 4 agosto 1989. Il Sunday’s Ann Arbor
News lo descrisse come "una protesta contro un leader religioso che
iniziò giovedì sera" e "sfociò in violenza venerdì sera". Mentre
Nityananda stava insegnando, il racconto prosegue, uno dei suoi seguaci fu
spintonato a terra e calciato fuori dalla casa da quattro dimostranti. I
quattro quindi aprirono la porta con un calcio per entrare nella
residenza, assaltarono lo swami e un altro seguace, e tirarono bottiglie
contenenti materiale puzzolente contro i muri. Un giorno prima, secondo i
testimoni, circa una cinquantina di persone dimostrarono sulla strada
verso la casa dove erano tenuti i programmi. I dimostranti portavano
grossi cartelli con scritte come: "Amiamo Ann Arbor, tieni fuori di qua la
tua sudiceria", o, "da monaco a farabutto", e " lo stupro e la bugia sono
il tuo gioco, Nityananda non è il tuo nome". Quella sera, tre uomini
interruppero il programma e urlarono: "Hey fantoccio, hey, falso guru!" e
"ecco il figlio di puttana!" e quindi se ne andarono, spargendo un olio
puzzolente sulle teste di due uomini che stavano alla porta. La sera
successiva, furono appostate delle guardie, e nonostante ciò due degli
uomini della sera prima, uno di loro vestiva una parrucca, sfondarono la
porta. Presero a calci al torace l’autista di Nityananda appena tentò di
proteggere il suo capo; una volta dentro gettarono ancora olio puzzolente
sul guru e su altri, e diedero un pugno ad un invalido con il bastone che
stava cercando di fermarli. Presto, i sostenitori dell’ashram di Ann Arbor
distribuirono volantini che riportavano: "Attento!!! L’uomo che stai
vedendo è un impostore. Egli ci ha ingannato e ha rovinato le nostre
vite".
Il SYDA ha prontamente affermato che quelli che
dimostrano contro Nityananda, lo fanno di loro iniziativa, perché si
sentono traditi, e a loro spese. È certamente vero che molti seguaci si
sentono e continuano a sentirsi traditi da Nityananda. Ma un ex
sostenitore che partecipò alle proteste di Ann Arbor, mi raccontò di
averlo fatto su richiesta di George Afif. Gli fu detto che avrebbe dovuto
usare la sua automobile e i suoi soldi, suppose che sarebbe stato
rimborsato per le spese sostenute, ma non fu così e, aggiunse, quando poi
tornò all’ashram a South Fallsburg, Gurumayi gli sorrise e disse: "Olio
puzzolente, ah!". Un altro ex seguace disse che mentre era all’ashram di
South Fallsburg fu convocato con altri undici seguaci ad un incontro con
uno swami, impiegato dell’ashram, e fu spinto a partecipare agli eventi di
Ann Arbor.
Dal luglio del 1986, Gurumayi e Nityananda non si sono
più ne visti ne parlati. Pochi mesi fa, quando chiesi a Nityananda quale
era, secondo lui, il motivo per cui sua sorella fosse diventata così
ostile nei suoi confronti, aspettò un attimo e poi disse: "Io penso che
volesse tutto per se, e abbia cercato un modo per avere l’intera
organizzazione, i devoti, i soldi, il potere di guru solo per lei, senza
dover dividere niente con me. Se in qualche modo ci fossimo potuti
parlare, avremmo potuto risolvere il problema, e lei avrebbe potuto
ottenere comunque ciò che voleva. Ma penso che la paura che lei aveva ed
ancora ha, ed ha la sua gente, è che Baba dandomi il nome che mi diede,
loro non possono dire o fare niente affinché ci si scordi di me. E loro
non se ne sono ancora dimenticati, perché Muktananda mi diede il nome del
suo guru".
Nityananda afferma che un qualche tipo di
riconciliazione famigliare sia ancora possibile. Dopo l’incontro di Ann
Arbor scrisse alla sorella una lettera appassionata, pregandola di voler
parlare con lui e aiutandolo a porre fine alla violenza. La lettera
diceva: "Molti discepoli dello stesso maestro sono diventati guru e sono
rimasti amici e vivono in armonia. Perché non possiamo fare lo stesso
anche noi?… Spero che tu possa leggere queste righe di persona e che mi
faccia sapere di averle effettivamente ricevute. Io prego affinché si
possa comunicare presto". Nityananda firmò la lettera: "Con tutto il mio
amore". Gurumayi non rispose. Invece, Nityananda ricevette una lettera da
un consigliere generale del SYDA, Mark Cohen, un avvocato di Austin, nel
Texas, che reputava i resoconti di Nityananda delle molestie da parte di
persone associate al SYDA "irresponsabili e dalle caratteristiche
inappropriate".
"Un indiano ascolta il suo guru, acconsente con il
capo, va a casa e, persino se è una persona profondamente religiosa,
ignora il cinquanta per cento di quello che il guru gli ha raccontato,
poiché il suo senso del mondo gli dice di farlo" mi disse recentemente un
indiano molto esperto della cultura yoga. Ma gli occidentali che si
buttano con entusiasmo per la prima volta in una subcultura monastica
indiana non trovano sempre facile distinguere ciò che è spirituale da ciò
che è indiano, o semplicemente dai capricci del guru.
Un paio di anni fa, in un tentativo di aiutare il SYDA
a funzionare più efficientemente e per tirar su il morale, un seguace
australiano nonché esperto di sviluppo e organizzazione
(organizational-development) apportò uno dei tanti e famosi strumenti di
soluzione dei problemi mediante lavoro di gruppo (team-work
problem-solving) usati dalle grandi aziende nell’ultimo decennio. Fu
chiamato Working Together (lavorare insieme), ma ricordava il programma
chiamato Team Data Handling. Secondo diverse persone dell’ambiente di
allora, il programma ebbe un buon esito nel dare ai membri dello staff più
potere nel processo decisionale giornaliero ma non giovò per la soluzione
dei problemi più radicati del SYDA, soprattutto perché, come disse un ex
seguace riguardo l’organizzazione, in generale "tante persone sono
preoccupate di offendere il guru ed essere privati della loro Shakti".
È ovvio per chiunque passi molto tempo con i seguaci
del SYDA che la gran maggioranza di loro è bel lontana dagli aspetti più
nascosti e controversi della storia dell’organizzazione. Cantano,
meditano, seguono programmi, fanno volontariato all’ashram, lavorano duro,
secondo gli insegnamenti del Siddha Yoga, per andare oltre le loro
personali limitazioni verso una qualche esperienza trascendentale. Il
regista Andre Gregory mi raccontò di essere profondamente grato a Gurumayi
e ai suoi swami per avergli mostrato "una tecnica di preghiera che è nel
corpo. Un modo fisico di fare esperienza di Dio". Michael Karlin, un
amministratore del SYDA, socio di una grande società di contabilità di Los
Angeles, recentemente è volato a New York per esprimere la preoccupazione
della fondazione per questo articolo prima ancora che andasse in stampa.
Stava senza dubbio parlando per migliaia di suoi compagni quando disse "la
più grande esperienza personale nella mia vita, l’ ho avuta grazie al
Siddha Yoga". Karlin, un uomo attraente con la voce bassa sulla
quarantina, parlava con orgoglio della qualità e dell’integrità dei suoi
compagni e dell’integrità dell’organizzazione con la quale è stato legato
per dodici anni. Comunque, quando la conversazione cadde su Nityananda
(che egli non ha mai incontrato), la sua voce divenne carica di rabbia.
Richiestogli come mai, dopo quasi dieci anni dalla separazione, i devoti
del SYDA ancora perseguitano Nityananda, egli disse: "Queste persone sono
state profondamente ferite dalle sue azioni". Ma anche se si accetta la
versione ufficiale del SYDA della sua storia come un racconto di due
esseri perfetti la cui tradizione è stata macchiata da un demoniaco
trasgressore, ci si meraviglia del perché sia stato messo in conto un così
piccolo sforzo per vincere la rabbia contro Nityananda e andare avanti. In
altri contesti, questo è quello che i maestri del SYDA insegnano a fare in
ogni occasione ai devoti.
Infatti, la mia esperienza con il SYDA ha in un certo
qual modo confermato alcune delle cose di cui si lamentavano i seguaci.
Sono stata ripetutamente avvisata del danno che avrei causato scrivendo
cose negative di un "sentiero puro"; qualche sforzo è stato fatto per
discreditarmi di fronte al mio editore; una gran quantità di lettere di
accusa arrivarono da un avvocato del SYDA, che mettevano in dubbio,
persino prima di aver letto la storia, la mia integrità di giornalista e i
fini di questa rivista, e, questa estate il co-presidente e co-fondatore
di una famosa agenzia pubblicitaria di Madison Avenue fece visita agli
uffici del giornale per esprimere il suo dispiacere e per avvertire che
c’erano "molte persone prominenti e potenti che si sarebbero sentite
offese da questo articolo".
La giusta rabbia dei difensori della fede è,
naturalmente, un tema familiare nella storia delle religioni, così come le
battaglie senza fine su questioni di legittimità quando i leader
spirituali carismatici muoiono. Se le tradizioni da cui attinge il SYDA
sono antiche, così anche lo è quella specie di risentimento che ha
generato. Diversi mesi fa, chiesi al SYDA in una lettera come fosse
possibile per un leader così avveduto ed illuminato, come Muktananda, aver
fatto un tale errore (dal loro punto di vista) nella scelta del
successore. La risposta fu: "Consideri di fare ad un prete cattolico la
domanda -se Gesù fu quello che disse di essere, come avrebbe potuto
prendere Giuda Iscariota come discepolo?-". Il SYDA insiste che Gurumayi è
l’unica depositaria della saggezza e del potere di Muktananda. Nityananda,
scomunicato dall’essere guru del SYDA, rivendica comunque il suo diritto
non esclusivo alla successione, e crede che, nonostante le sue
trasgressioni di gioventù, quello che gli fu dato non può essere tolto o
andare perso. Così nascono gli scismi.
Ma, credere in un maestro perfetto o ad un dogma
spirituale incontrovertibile, è sempre carico di pericolo. L’asserzione di
Michael Karlin al nostro incontro che "gli insegnamenti del Siddha Yoga
non possono essere contestati: la verità è la verità" va al cuore stesso
del credere religioso. Se, nei secoli, il desiderio di un mondo in cui,
come disse Blake, tutto sarebbe stato percepito come infinito una volta
che le porte della percezione fossero purificate ha accresciuto
innumerevoli vite, ma ha spesso lasciato dietro di sé, come vittima, un
prudente riconoscimento della ordinaria fallibilità umana.
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